7 spot pubblicitari famosi da cui prendere ispirazione

Chiudete gli occhi e pensate al primo spot pubblicitario che vi viene in mente: luci soffuse, musica che accarezza lieve l’udito e una narrazione che inizia a filo di voce, poi si intensifica, prende vita, assume forma e colore, ispira emozioni profonde in grado di portarci in luoghi familiari o lontani ed  evocativi come pochi altri. Questa è la potenza degli spot pubblicitari e dello storytelling che c’è dietro.

Se vi siete chiesti come fa uno spot ad essere così persuasivo o perchè riesce ad emozionare tutti, non vi resta che ascoltare, leggere e guardare come portiamo le idee fuori dal circuito.

Non ti va di leggere? Ascolta l’articolo sul nostro podcast, realizzato grazie al bando TOCC*


E fare brand storytelling è, del resto, l’arma di seduzione più efficace che si ha a disposizione per sponsorizzare un’azienda e il suo prodotto o il suo servizio, poiché sfrutta la cosiddetta narrazione persuasiva. Mettendo per un solo attimo da parte la componente artistica, che in uno spot pubblicitario è fondamentale, chiediamoci, però, cosa cerca lo spettatore? Un motivo in più per immedesimarsi in qualcosa di affidabile, in un concetto credibile, sincero, convincente.

Nel momento in cui si veicola un messaggio, per prima cosa si va a catturare l’attenzione, e poi a colpire l’aspetto emozionale di una persona, attraverso una storia per immagini in cui possa immergersi completamente e sentirsi coinvolto intensamente. La cassa di risonanza delle “Campagne pubblicitarie” quindi, si è triplicata, poiché coinvolge a macchia d’olio ogni tipo di applicazione digitale, come i social, le piattaforme web in abbonamento come Netflix, Now TV, Prime.

Oggi la pubblicità ci stimola ancora di più, e per essere vincente deve andare a toccare le corde dell’animo umano e l’aspetto emozionale: scopriamo allora insieme 7 spot pubblicitari famose da cui prendere ispirazione per creare il proprio mood e catturare l’attenzione dello spettatore. 

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1. Le pubblicità storytelling del Mulino Bianco (“Nel mulino che vorrei”) che rappresentano una narrazione intima e familiare


Antonio Banderas, in un casolare abbandonato, un rustico di campagna, si trova in compagnia della sua amica gallina Rosita, che “impara” a fare il pane in casa. Stiamo parlando di uno degli spot più famosi, ovvero quello della nota marca di alimentari italiana Barilla. In un contesto caldo e familiare, l’attore hollywoodiano non è presentato come una star, ma come un contadino, un mugnaio, che entra nelle case degli italiani con il suo fare bonaccione. Le distanze “si accorciano” e l’identificazione diventa massima, grazie proprio alla possibilità attraverso cui la narrativa dello spot ci presenta “un uomo comune” (a parte il fatto di poter parlare con le galline 😄). 

    2. Le campagne pubblicitarie IKEA 


    Il noto marchio filandese da sempre punta sull’inclusività e su un concetto di nucleo familiare al passo con i tempi: grazie alle sue campagne pubblicitarie estremamente innovative, fresche, trendy, IKEA ha saputo fuoriuscire dai margini stretti dell’idea di un prodotto low cost, imponendosi come leader nelle monomarca di mobili in tutto il mondo con arredi durevoli, in grado di rappresentare le famiglie di oggi, e che sono assolutamente mobili versatili, trasversali e facili da montare. Un aspetto intrigante delle campagne IKEA, tipico dei Paesi Nordici, è la capacità di sorridere e saper fare ironia, enfatizzando l’aspetto ludico della questione: come si vede, ad esempio, nello spot in cui una mamma, dopo una notte brava, grazie ai mobili IKEA double face, trasforma la camera da letto in quattroequattrotto, per accogliere i suoi tre bimbi in un ambiente salubre, però, si dimentica un aspetto fondamentale, l’amante, che va a finire diritto nel cassetto del letto!

    3. Le pubblicità della NIKE e della Barbie in cui il focus è “esaudire i propri sogni”


    Lo slogan NIKE è just do it, e invita giovani e meno giovani ad allenarsi, per diventare fuoriclasse nello sport, come nella vita. Un messaggio che va a segno, proprio come l’outfit del brand che veste gli sportivi di tutto il mondo e di tutte le discipline. Nike è così: narrare emozioni ma in chiave concreta. Solo per numeri uno!
    Questo pensiero propositivo è lo stesso delle campagne Barbie, che incitano le bambine (e i bambini) a diventare quello che desiderano (o meglio sognano), anche attraverso lo studio ovviamente. ad affermarsi e credere nei propri sogni, perché nulla è impossibile: si raggiunge ciò che si vuole solo impegnandosi, tutti possono realizzare le proprie ambizioni e raggiungere le personali aspettative.

    4. Le campagne delle grandi catene di supermercati come la più attuale dell’Esselunga che fa molto discutere


    La nota catena di supermercati del Nord Est d’Italia Esselunga propone sempre delle campagne pubblicitarie fuori dal comune, dal noto “John Lemon” fino allo spot dove la frutta diventa mezzo che veicola sentimenti più profondi. Parliamo dello spot 2023 in cui una bambina porge una pesca al suo papà, dicendo che è da parte della mamma: si evince in pochi secondi di spot che i due genitori sono separati, e che la bambina desidera una riconciliazione. 

    Di sicuro abbiamo di fronte una pubblicità fortemente emozionale, che commuove e tocca numerose corde scoperte, ma esiste anche un altro lato della medaglia: il potere di sensibilizzare gli animi verso un’opinione o un’altra, sforando molto spesso nell’etico, nel sociale e, come hanno avvertito in molti riguardo questa specifica campagna, nel politico.

    In poche parole, un messaggio promozionale dice una cosa, ma in realtà veicola un altro tipo di messaggio, con il potere sottile della persuasione.
    Alcuni opinionisti hanno visto, nello spot Esselunga, così discusso, un passo indietro contro il divorzio e le famiglie monogenitoriali o, peggio, la strumentalizzazione delle emozioni dei piccoli. Altri, invece, un delicato punto di vista. E tutti “comunque” hanno sottolineato la frattura, dopo tantissimi anni di pubblicità sulla “famiglia felice e perfetta”. Sono supposizioni, punti di vista, ottiche differenti.
    Di sicuro uno spot di questo tipo ci invita a discutere e a confrontarci. E se anche oggi il frutto della “discordia” non è più una mela, ma una “pesca” riconciliatrice, non importa. Ciò che conta è “che se ne parli” e in questo lo spot ha decisamente colpito nel segno..

    5. La rivoluzione emotiva dello spot Apple 1984 per Macintosh


    Sicuramente sono tanti gli spot della più famosa “Mela” rimasti impressi nel nostro immaginario collettivo, ma uno è praticamente ormai affidato alla gloria: quello del 1984 per il lancio del Macintosh.
    Una vero e proprio cult, che annovera e riunisce nomi di mostri sacri quali Ridley Scott, Steve Hayden, Brent Thomas e Lee Clow. Trasmesso in un momento cruciale, durante il Super Bowl, e coincidente con le Olimpiadi di Los Angeles, associa il Macintosh a un messaggio di speranza, ribellione e liberazione.
    Ambientato, infatti, in un mondo distopico, che rievoca l’opera orwelliana “1984”, lo spot ha come protagonista principale un’ atleta che incede audacemente in un ambiente grigio e monotono, metafora dell’autoritarismo e dell’uniformità tipiche di una società massificata e conformista. L’eroina, interpretata da Anya Major, non è semplice rappresentazione fisica della rivoluzione, che “infrange gli schemi”, ma incarna perfettamente una nuova epoca di pensiero e di libertà, quella del “poter fare” e del “poter essere”, proprio come testimonia anche il prodotto che lo spot pubblicizza e che apre le porte ad una vera e propria nuova era, fatta di creatività, innovazione e colore, in netta rotta di collisione con il grigiore di un ambiente monotono e privo di immaginazione.
    In questo caso il primo Mac è un monito verso un futuro dove la tecnologia può essere uno strumento di emancipazione e di un rinnovato senso di umanità, sia individuale sia collettiva.

    6. La campagna Dove contro l’anoressia 


    La campagna pubblicitaria Dove è un cortometraggio di alcuni minuti che mostra una bambina subire i continui messaggi distorti sullo status della bellezza e del peso, veicolati dai media. Uno spot, questo, molto intenso che va a combattere una malattia molto grave, l’anoressia, e tratta la tematica dei disturbi alimentari legati alla visione distorta di sé.
    Ecco un’altra pubblicità che ha volutamente scardinato gli stereotipi a cui siamo visivamente abituati, con le figure felici e sorridenti.
    Bisogna smettere di  parlare di “bellezza” perseguendo canoni estetici che mostrano corpi praticamente perfetti e inarrivabili per “le persone comuni”.  Il messaggio forte, fortissimo, di Dove è,, proprio la battaglia contro un mondo “perfetto e falso”, a vantaggio di quella che è piuttosto la realtà.


    7. Coca Cola e gli storytelling che attraversano le epoche


    Concludiamo con uno dei prodotti più noti al mondo, la Coca Cola, che con i suoi storytelling ci accompagna da tanti anni, arriva a milioni di persone e naviga le epoche: dagli Auguri natalizi Coca Cola dei figli dei fiori, fino al nuovissimo spot in cui una deliziosa Gigi Hadid invita i suoi amici per preparare le tagliatelle fatte in casa, le campagne advertising della nota bevanda USA da sempre veicolano messaggi positivi di inclusione, solidarietà e condivisione. In una parola (o 5) “al passo con i tempi”. Negli ultimi anni, le migliori agenzie advertising hanno escogitato delle soluzioni vincenti per la produzione spot pubblicitari utili per sponsorizzare un determinato prodotto e i risultati sono stati molto convincenti, tant’è che la campagna emozionale rimane il mezzo più forte ed efficace per raggiungere un pubblico enorme. 

    Questo articolo è stato realizzato grazie agli incentivi TOCC “Transizione ecologica organismi culturali e creativi” promosso dal Ministero della Cultura e gestito da Invitalia, grazie ai fondi dell’unione europea NextgenerationUe.

    *Il podcast KortoTalks è stato realizzato grazie alla partnership con Milk Studios, con Davide di Pasquale di Associazione Uniamoci onlus, grazie a Marco Bongi dell’Associazione pro retinopatici e ipovedenti, grazie a Dario Sorgato dell’associazione NoysyVision Onlus.

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