Spot pubblicitari e animali: ecco perché funzionano tanto

SCOPRI ALCUNI DEGLI SPOT TV PIÙ FAMOSI CON GLI ANIMALI

realizzazione video splendipelle


Gatti e cani sono da sempre compagni fedeli dell’uomo. Delle famiglie italiane fanno ormai parte oltre 60 milioni di piccoli e grandi amici dotati di pelo, piume o scaglie, accolti come componenti fondamentali dei nuclei familiari. Ma non sono gli unici ad attirare l’attenzione di grandi e piccoli: zoo e acquari, infatti, continuano a riscuotere successo per le specie selvagge ed esotiche che li popolano. Cani, gatti e altri animali domestici (o addomesticati) posseggono qualità preziose: sono leali, di buona compagnia, obbedienti, e quindi affettuosi. Ma soprattutto questi fedeli amici sono in grado di donarci un immenso amore incondizionato.

E poi, invece, ci sono quegli animali, come gli insetti o i serpenti, orsi e animali selvaggi che fanno paura, spaventano, e suscitano sensazioni comunque non troppo rassicuranti. La presenza degli animali nelle nostre quotidianità diventa fonte di ispirazione in pubblicità, anche per via delle emozioni che gli animali, per l’appunto, riescono a trasferire. Questa reazione emotiva si genera anche quando compaiono sullo schermo per pochi secondi durante uno spot.


Gli animali come leva di emotional marketingt


Il potere positivo e calmante degli animali è noto ormai a tutti.
Non è un caso, infatti, che negli ultimi anni si sia diffusa la pet therapy, per apportare benessere a persone affette da patologie fisiche o psicologiche. In pubblicità, usare gli animali vuol dire trasmettere un messaggio immediato che spesse volte coincide con la genesi di un sentimento o la decodifica di uno stereotipo, che viene poi, per associazione, trasferito al brand o identificato con sue caratteristiche e valori. I consumatori associano, quindi, inconsciamente queste caratteristiche a prodotti o servizi e in ultima analisi perfino al Brand. Se molte decisioni d’acquisto sono dettate dalle emozioni, il binomio animali e pubblicità può diventare una delle declinazioni in cui si applica l’emotional marketing, sollecitando emozioni “ad arte”, così da trasformare, ad esempio, lo spettatore di uno spot, in un consumatore del prodotto pubblicizzato, ottenendo quindi l’adesione ai valori del brand.

Un Brand, che decide di investire sulla presenza degli animali in pubblicità, rendendoli addirittura protagonisti, metterà in piedi strategie per far sperimentare al pubblico un forte coinvolgimento emotivo, anche per via dell’impatto simbolico che gli animali veicolano nell’immaginario comune. Non è raro, quindi, trovare campagne pubblicitarie dove i cavalli testimoniano la potenza di un motore d’auto, o il cane, amico fedele per eccellenza, spalleggia un uomo, un bambino piccolo, o un intero nucleo familiare, nella scelta di un prodotto o di un servizio a beneficio “di tutta la famiglia”, quadrupede compreso!I sentimenti trasferiti dagli animali in pubblicità diventano il focus principale, per instaurare un forte legame tra brand e potenziali clienti e per  spingere ad una azione mossa esclusivamente dalle leve emozionali, in un totale coinvolgimento con il brand e i valori percepiti. Persino nel caso di “acquisti irrazionali”.


Il potere delle emozioni a quattro zampe


Il neuromarketing, termine coniato da Ale Smidts nel 2002, ha dimostrato come le scelte d’acquisto siano molto istintive e spesso giustificate sul piano dell’emotività. Concetto, per altro, rafforzato dalla teoria del Prof Gerald Zaltman e secondo le cui ricerche ben il 95% degli acquisti sono totalmente effettuati dalla nostra sfera emozionale, in quanto “irrazionali”. e quasi mai guidati da pensiero o ragione. Nonostante anni di evoluzioni, l’uomo utilizza in pochissima parte il proprio cervello, e quasi sempre la parte relativa alle emozioni più primitive e radicate a livello inconscio, che risiedono nel cervello rettiliano, che elabora quasi interamente stimoli visivi, preferendo in maniera elettiva immagini ed esperienza alle parole e alle spiegazioni.

Questa riflessione ci conduce ad un’altra osservazione: emozioni e sensazioni sono pertanto mediatrici nel processo di acquisto, e guidano il consumatore attraverso un viaggio emozionale tra sensazioni, odori, suoni e colori che poi giustificano la spesa finale. Quando parliamo di pubblicità che hanno come protagonisti gli animali, ci riferiamo, per l’appunto, a sollecitazioni primitive, in grado di fare leva “sulle porzioni più ancestrali” del nostro sentire: felicità, tristezza, sorpresa, rabbia, paura e disgusto.

Sono emozioni immediate che consentono di avere un legame emotivo profondo, e soprattutto “istintuale” con il brand, con una prospettiva che può anche andare a lungo termine. Poche cose possono evocare emozioni e sensazioni con la stessa forza che scaturisce dai sentimenti provati verso gli animali.


Quando gli animali “si umanizzano”


Retaggio di abitudini antropomorfiche, spesso gli animali negli spot pubblicitari incarnano caratteristiche assolutamente umane.
Gli animali, in questo caso assorbono caratteri, vizi, difetti e virtù degli esseri umani, accorciando anche le possibili distanze tra i due mondi: quello umano e quello animale.
Un animale umanizzato, di conseguenza, cattura la nostra attenzione. Proprio come può farlo un’altra persona.
Non è insolito trovare allora spot, dove gli animali sono in grado di camminare su due zampe, parlare, avere un lavoro o fare addirittura il consulente di polizze auto e moto.


Animali come enfatizzazioni degli stereotipi


L’istinto di assegnare tratti umani agli animali, attraverso le generazioni, ha portato come conseguenza ad associare animali e caratteristiche precise: il cane fedele; il gufo simbolo di saggezza; la volpe astuta; il leone coraggioso, e via discorrendo fino a fare tantissimi altri esempi.

Questi attributi sono etichette antiche, che si tramandano nel tempo attraverso il nostro passato, le tradizioni culturali e popolari e persino tramite le favole che tutti impariamo a riconoscere fin dalla giovane età. Non sorprende, perciò, che molti marchi si siano avvalsi di questi tratti stereotipati per mostrare i propri valori e trasmettere un messaggio accattivante e che, al tempo stesso, ispiri fiducia. Uscendo fuori da etichette o stereotipi la pubblicità ha fatto anche buon uso di creatività per mostrare i nostri amici animali anche in contesti ben lontani dai consueti, con un sapore molto ironico o addirittura divertente da attribuire allo spot. Come accade al gatto protagonista della compagnia telefonica britannica O2 che si sente a proprio agio nei panni di un “cane” e si comporta come tale.

Cogliamo un’ironia nuova e possibile nell’osservare gli animali in atteggiamenti strani per la propria natura o fare da spalla all’attore con cui sono in scena, divenendo veri e propri testimonial.

I sentimenti che spingono all’acquisto


Pubblicizzare un prodotto o un servizio, oggi, non è più sufficiente: è necessario fornire un’esperienza che lo accompagni. Questa esperienza inizia con il modo in cui si commercializzano prodotti, servizi e marchi, ed è determinata dalle capacità di creare una connessione emotiva con il pubblico.
In questa direzione le emozioni giocano un ruolo enorme nelle decisioni dei consumatori: usare gli animali negli spot serve pertanto a instillare sentimenti in un prodotto. Proprio quella emozione può diventare garanzia di successo. Così la voglia di evadere e d‘essere liberi può condurre a gustare un gelato che libera un istinto selvaggio, o l’immagine di un veloce scarafaggio induce ad acquistare il DDT pubblicizzato, per potersene liberare. Le emozioni su cui si basa tutto il senso della comunicazione pubblicitaria permettono di lavorare a livello inconscio, inducendo ad una rapida azione, proprio in virtù delle leve emotive generate.

I valori per la brand building


Molti marchi si sono avvalsi degli animali nella comunicazione dei propri spot, per narrare di sentimenti, quali gioia, tristezza, paura, disgusto, collera o sorpresa.
Gli animali, veri o finti, sono collante emotivo per trasferire sul brand (e i prodotti e servizi presentati) emozioni, sensazioni e sentimenti che fanno riflettere, divertire, attribuire un valore, far commuovere.Così qualità come morbidezza e lunghezza dei rotoli della carta igienica Scottex assumono le morbide rotondità di Scotty, il cucciolo di Golden Retriever diventato uno spot cult.

Oppure ancora la famosissima Rosita che parla con il mugnaio Banderas negli spot per i biscotti del Mulino Bianco, dove Il sentimento di simpatia per la gallina animatronic sublima il valore aziendale di genuinità (le uova fresche) per uno dei messaggi pubblicitari più originali di sempre.

E ancora la Settimana Enigmistica, ad esempio, che nel suo spot dell’alpaca, il cui messaggio chiosa “solo tu mi porti via”, ci presenta il cruciverba più famoso in Italia come strumento di evasione, con la presenza ironica di un alpaca: Qui la scelta di un alpaca si fa simbolo di curiosità, evasione, scoperta, proprio come un tuffo in un’esperienza unica che solo la Settimana Enigmistica sa dare..

Famosissima anche la capra esperta di Erbe Alpine di Golia Herbs che,  in un vagone della metropolitana, attratta dal profumo delle caramelle Golia Herbs nella tasca di un passeggero, punta l’uomo costringendolo ad offrirgliene una mentre la voce narrante recita “chi conosce le erbe, non sbaglia”, proprio perché la caramella è genuina, densa di benefici e assolutamente affidabile, valori che chiaramente si riflettono sulla marca.

Gli animali possono essere protagonisti, diventare loro stessi testimonial, o spalla delle altre figure sulla scena,  possono essere stereotipi e rappresentare valori, così da essere rapidamente compresi, decodificati nell’attribuzione di un senso che le persone possano capire rapidamente. Alcuni brand internazionali hanno usato anche ciò che gli animali rappresentano in questa o l’altra cultura nel mondo, per suscitare curiosità o affermarsi con efficacia.

L’attribuzione di un valore, o un carattere di marca attraverso l’utilizzo degli animali nella pubblicità rientrano nelle dinamiche della brand building. I sentimenti che lo spettatore sperimenta attraverso la visione di uno spot si trasferiscono inequivocabilmente sul brand, attribuendogli potere e prestigio agli occhi del proprio target, oppure al contrario segnando un destino in declino. Se hai un’azienda o lavori per una realtà aziendale,  trovare una agenzia video per la realizzazione di spot pubblicitari efficaci sarà la migliore strategia che potrai perseguire nel tempo, per costruire una solida percezione di immagine presso i tuoi pubblici di riferimento. 

Altri articoli dal Blog di Kortocircuito

Fear Appeal: strategie di psicomarketing negli spot
Fear Appeal: strategie di psicomarketing negli spot
Spot pubblicitari e animali: ecco perché funzionano tanto
Spot pubblicitari e animali: ecco perché funzionano tanto
Quando il non detto dice moltissimo: il non verbale nello spot pubblicitario
Quando il non detto dice moltissimo: il non verbale nello spot pubblicitario