Tecniche di post-produzione per spot pubblicitari a Milano

Riponiamo le camere da presa, smontiamo il set, portiamo con noi il girato che abbiamo registrato e dirigiamoci verso una sala buia, illuminata solo dalla luce di grandi monitor e consegnamo tutto al montatore video che si occuperà della fase di post-produzione, un processo cruciale nella creazione di uno spot pubblicitario.

Se vi siete mai chiesti cosa sia esattamente un lavoro di post-produzione, o ancora quali siano le tecniche da utilizzare nell’industria degli spot pubblicitari, non vi resta allora che ascoltare, leggere e guardare come portiamo le idee fuori dal circuito.

Non ti va di leggere? Ascolta l’articolo sul nostro podcast, realizzato grazie al bando TOCC*


Che cosa vuol dire post produzione?


Con il termine di post produzione si intendono tutte quelle attività da svolgere sul materiale realizzato sul set o in uno studio. Le riprese e le registrazioni arrivano in forma grezza e sono pronte ad essere modificate e migliorate per realizzare il video definitivo, da distribuire su varie piattaforme. La chiave del successo nella fase di post produzione consiste in un workflow efficace, snello e veloce, che ottimizza le tempistiche: è necessario avere le idee molto chiare, e per questo si consiglia di stilare attentamente un programma da rispettare in modo sistematico.

Ma quali sono le fasi del workflow?


Con il termine Workflow cioè flusso di lavoro, ci riferiamo ad un modus operandi, uno schema che si ripete per far sì che il lavoro sia svolto nel modo più efficiente possibile. Si tratta di un programma che deve essere seguito alla lettera in fase di post produzione di uno spot pubblicitario e che porta a grandi risultati. Il flusso di lavoro parte da una serie di ragionamenti concatenati che si susseguono e sono strettamente correlati da un punto di vista narrativo, cognitivo e visivo. Dalla fase di importazione dei materiali al settaggio per l’export corretto, bisogna seguire una serie di passaggi sia pratici che concettuali:

1. Una volta raccolto e organizzato il materiale, si procede a seguire uno storytelling, la struttura base dell’intreccio che si vuole raccontare  tramite lo spot pubblicitario

Particolare cura va riservata alla sequenza costituita dalla scelta di scene e di inquadrature in fase di montaggio. Questa operazione consiste nel concentrare in 30 secondi o ancora meno, le riprese che sono state realizzate dagli operatori. Il montaggio è il risultato (sintetizzato) di ore e ore di riprese. Per rientrare nei margini temporali, si tagliano scene o si uniscono le diverse riprese di un soggetto; pensate al procedimento del montaggio come un’operazione  di “taglia e cuci”.

2. Nel contesto della creazione di un video è essenziale produrre contenuti che siano non solo interessanti, ma anche veloci, diretti e capaci di catturare immediatamente l’attenzione dello spettatore.

I video devono essere costruiti con un montaggio tale da poter essere “consumati” rapidamente, offrendo intrattenimento puro e stimolante in pochi secondi. Questo richiede una comprensione profonda di come il pubblico interagisce con i contenuti digitali e una capacità di adattare il messaggio e lo stile di presentazione a questa realtà in rapido cambiamento. In generale, quando si tratta di portare avanti la creazione di uno spot pubblicitario, si possono percorrere due strade: la prima è quella di seguire uno storyboard programmato in precedenza, come già accennato, ed è il passaggio più classico da seguire.

L’alternativa, che è sicuramente un’operazione che dà sfoggio alla creatività, è quella di lasciare spazio all’improvvisazione, e all’ispirazione e seguire i dettami della propria inventiva delle novità stilistiche in voga al momento. Questo secondo metodo è particolarmente efficace quando si cerca di catturare l’attenzione di un pubblico giovane e dinamico.

Parliamo ad esempio di TikTok, piattaforma social tra le più utilizzate dalla Gen Z che si basa su video veloci, concisi, incisivi, in formato verticale, caratterizzati da sottotitoli per garantire una maggiore inclusività: per sfruttare al massimo questo social, è assolutamente necessario rispettare le direttive della piattaforma, che però (per fortuna) offre un ampio margine di fantasia e di creatività. È opportuno creare sempre video interessanti, veloci, incalzanti, immediati e fruibili, in una parola sola, accattivanti, che catturino lo spettatore e non lo facciano staccare più dallo schermo.


Parliamo ora dell’attenzione al suono


Una fase di post produzione molto importante è quella in cui si inseriscono gli effetti sonori, le musiche, la voce narrante: l’aspetto sonoro contribuisce a caricare il contenuto video di una certa percezione della realtà, un aspetto fondamentale per un racconto o uno storytelling veritiero. Quando si produce uno spot pubblicitario, bisogna pensare a:

– sincronizzare il video con la musica, in modo che le immagini scorrano con una certa fluidità e con un ritmo a tempo;

– fare attenzioni ai suoni e agli effetti sonori;

– fare leva sulla voce narrante.

Quest’ultima componente, diventa la vera protagonista del video, come nell’ esempio di spot tv realizzato per Banca Sistema. In questo spot si parla del profondo vincolo che unisce la banca al cliente, raccontando in tre semplici scene un’unione paragonabile al matrimonio. all’inizio una voce calda e altisonante prende le parti di un autorevole prete, successivamente i toni cambiano in quelli di un sposo entusiasta che pronuncia l’iconico “si, lo voglio” e infine, la stessa voce assume il ruolo di narratore dello spot che spiega tutti i vantaggi del servizio pubblicizzato. La voce ha aiutato il racconto articolando i toni e le sfumature in base al “personaggio “ da interpretare.


Parole e colori


Un altro aspetto da tenere presente sta poi nel riservare massima attenzione ai testi. Qui non si tratta solo di “inserire parole sullo schermo”, ma è essenziale che i testi siano integrati in modo armonioso con le immagini e il flusso della narrazione. Bisogna quindi prestare attenzione a font, dimensioni, colore e ingombri, assicurandosi che siano leggibili ma non invadenti.
La post-produzione deve tenere conto anche della color, ossia la color correction, un aspetto che può cambiare completamente il tono e l’atmosfera del video. Questo processo implica l’aggiustamento di contrasto, luminosità, saturazione e la scelta di toni e colori adatti a dare al video un look distintivo e omogeneo.


Concludendo


Che sia Milano, o qualsiasi altra città traboccante di creatività, la post-produzione è molto più di una semplice fase tecnica: ma una vera e propria arte che reclama intuito, professionalità, precisione e una puntuale visione artistica. Uno spot pubblicitario, e questo lo ricorderemo sempre, non deve colpire solo la nostra sensorialità, ma arrivare dritto al cuore e la post-produzione è la chiave per comunicare efficacemente, creare empatia, ispirare e lasciare un’impressione duratura.

Questo articolo è stato realizzato grazie agli incentivi TOCC “Transizione ecologica organismi culturali e creativi” promosso dal Ministero della Cultura e gestito da Invitalia, grazie ai fondi dell’unione europea NextgenerationUe.

*Il podcast KortoTalks è stato realizzato grazie alla partnership con Milk Studios, con Davide di Pasquale di Associazione Uniamoci onlus, grazie a Marco Bongi dell’Associazione pro retinopatici e ipovedenti, grazie a Dario Sorgato dell’associazione NoysyVision Onlus.

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